Da un beauty case dada
Al minuto 15.16 c'è Trintignant che dice due cose interessanti sul sogno nel film di Lelouche "viva la vita":
"... il sogno è essenziale, è il nostro nutrimento. Dobbiamo controllare i nostri sogni. Il sogno fa parte del nostro universo, del nostro nutrimento... si deve sognare la propria vita. Non soltanto viverla."
Io ricordo tre sogni su 365. A volte due.
poesiucola dal titolo "tempo di potare"
Gobba levante
Luna calante
poti unghia capelli
e piante.
Càpitano mattine che ci si incolla a certe automobili. Dentro si vedono ragazze che guidano e che si truccano allo specchietto. Nell'intimità d'ovatta dell'abitacolo sono sole, fanno smorfie, passano la lingua sui denti, lustrano lo smalto bianco dal rossetto sporcato. Ad ogni stop s'aggiustano, non come meccanici, ma come chirurghi pratici. Le si immaginano carine, banalmente carine.
Poi la strada finisce proprio sotto l'ufficio o il capannone. Mentre inoltri il primo "buongiorno" della giornata, si fa vivida l'immagine di un beauty case ritagliato nello stemma al taschino della giacca del capo che ricambia il saluto. Un beauty case aperto. In realtà trattasi di una squadra e compasso in filo d'oro, simbolo salvifico, munifico, massonico, e non del beauty case aperto delle ragazze che guidano.
Si invecchia giorno dopo giorno. Un capello bianco, una rughina alla narice, la pelle morta... si invecchia ora dopo ora. Allo specchio un'altra ruga che ieri non c'era. Sotto la palpebra, sotto il mento, sopra il collo, fra le dita. Cambiamenti minimi che nella loro globalità ci devastano come il vento. Cerchiamo di mantenere un tono: tentativi talvolta vani, ricerche dell'essere per sempre, vivo e fresco nella figura che dissolvono a ossessione. Ricerca del mantenimento del corpo, liposuzioni mentali. La snellitudine, vivo e stabile nella figura. Tutto ciò ci distrae. Il nostro grande cambiamento sociale... è un mondo difficile... felicità a momenti... futuro incerto...
-Qui da noi-
E' usanza, qui da noi, che gli adulti la domenica, vadano a mangiare dai genitori. Dopo un sabato sera di follie o di tranquillità, vostra madre avrà preparato il meglio dei piatti che la stagione può dare. Qui da noi, d'ottobre, cominciano a fumare le prime polente taragne, le prime casòle, a frizzare la bonarda. Voi con vostra moglie o il vostro compagno, lavati e profumati, dopo la messa o dopo il lungo sonno post sabatino, vi appropinquate alla tovaglia e alle forchette d'argento bianco, vi accomodate con un televisore acceso sul tiggì, simmetrico il telecomando al paniere ed il tovagliolo, e aspettate il piatto.
Fuori potrebbe fare qualsiasi temperatura che nulla potrebbe turbare il grande desinar domenicale.
E poi... tuttiaronfaredavantialGipì!
La "vescia" è un fungo simbolico per me. La semidea dall'occhio di vetro me ne ha dato conoscenza ed io non sono cascato nel trabocchetto e non l'ho assaggiato. Sarei rimasto sopraffatto dalla bontà. Questo fungo/pallone che si mangia come fosse una fetta di vitello impanata, si trova nei prati e nasce dopo i temporali, pregno d'acqua.
poesiucola dell'operaio invaghito mal ricambiato, un pò il Kailas
Che volevi facessi?
Mi mettessi a decantare come un personaggio
di vudiallen? Volevi fossi vudiallen?
Volevi almeno la voce di lionellooreste?
Volevi che fossi doppiato...
questo volevi.
Volevi pensassi come lui
come un personaggio doppiato
da un film di vudiallen uscito.
Non ti vanno i miei calli da scaricatore
nè i miei versi di varechina.
Lo so bene lo so. Hai paura scolori troppo.
Ma ora sono cattivo e te li verso sul cell.
patì

