su due piedi

   

 




Utente: brule
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martedì, 24 ottobre 2006
 

Casalingo brum brum

Mi è scivolato il cannone mentre sto sul davanzale della finestra. Mi dico: "cazzo di buddha!". E' finito sulla pensilina. Io pensavo già al dover scendere in strada per raccattarlo dal marciapiede. Invece è finito sulla pensilina. In giro non c'è nessuno. Alla tivù danno una partita. Nessuno mi vedrà. Mi calo dal balcone per recuperarlo. Metto un piede sulla pensilina coll'altro che resta attaccato al balcone, lo stesso fa il braccio sinistro teso con la mano che impugna la ringhiera. In questa posizione, con le gambe divaricate, sospeso a tre metri dal marciapiede, mi credo capace di evolvermi  in mossa ginnica spiegazzando il dorsale destro verso il fianco così da poter allungare il braccio sino alla torcia ormai spenta. Debbo desistere, non ci arrivo. Sento l'inguine sinistro protestare.
Risalgo. Prendo una scopa e spingo il cannone dalla pensilina e vaffanculo scendo in strada. Forse qualcuno dal bar della Tilli può avermi visto. Fatto sta che una volta sul marciapiede non trovo più la canna.

io ci ho un pò questa ossessione qui di vedere nelle facce di ognuno facce di altri. tendo alla comparazione dei visi. l'ho sempre fatto. non so imputare il motivo che mi spinge a farlo. lo faccio semplicemente. e ormai a furia di comparazioni sono diventato esperto. però c'è questo fatto qua, prediligo le rassomiglianze che passano tra le persone che conosco. per esempio il mio amico Chagas ricorda nemmeno troppo lontanamente il mio nuovo amico D.; Hercules a sua volta rassomiglia al cliente di Cazzanello, Panvesi Valter. e ci sono persone pronte a confermarne la veridicità dei particolari che di solito coincidono con lo sguardo ma anche con la forma particolare di un sorriso o più semplicemente i lineamenti di un viso. vi posso dire di me che a mia volta sono stato comparato per sommi capi ai seguenti personaggi che però non sono miei amici: prince(comparazione della conoscente Eci), anthony Kiedis( comparazione dell'amica China), bruno ganz( l'amica AnnaCap). in questo gioco qua ognuno, poi, si prende le sue responsabilità. per me io rassomiglio a Brulè.

Il produttore americano
"Allora ragazzi state bene a sentire... Per  la prossima canzone...  propongo questo titolo: "tieni il coma" ... tema da affrontare: modi abituali per non svegliarsi completamente mentre che si va al bagno durante la notte; genere: tipo i Lambchop. Preferibili accordi in maggiore. Al massimo un minore: che può rappresentare lo sconfortante momento quando che sai che stai per svegliarti inesorabilmente. Tieni il coma, è vero, suona un pò come KarmaComa dei Massive... beh, che c'è di male?... a questo punto ci si potrebbe aiutare con quella per le liriche... è un'idea no?... niente assoli di chitarra... al massimo un oboe, che sarebbe poi una novità... in effetti non conosco pezzi rock con assoli di oboe... forse i Genesis...
Va bene per oggi è tutto ragazzi... e ora: datevi da fare."
               
                  la tetta del bolscioi
Il Botti all'attacco
Attacca bene il Botti
Il Botti tiene Botta
Al botto del brum brum!
(da recitare tenendo a mente il celebre motivo "io cerco la Titina, la cerco e non la trovo...")

"Il trucco è oramai demodè! Donne fate in modo che siano gli uomini a truccarsi. Convinceteli!
Uomini è ora che vi trucchiate! Anticipate i tempi!"; l'ho sentito dire in un film o forse in un sogno, o forse è un manifesto dada.
Mi piacerebbe di truccarmi gli occhi come quello dei Cure, come la sposa cadavere, come Edward Scissorshands. Lo faccio sempre e soltanto a carnevale. Nasconde molto bene le rughe impreviste. Le borse. E fa anche un pò spavento. Brivido vieppiù.

racconto minimo: titolo "Mantra"
...per tenere alto quel sentimento che chiamiamo amore, le sussurrava, nel dunque che lei dormiva, parole dolci come mantra subliminali del tipo: "il tuo uomo ti ama... ti ama... non preoccuparti il tuo uomo è qui con te... ricorda che il tuo uomo...". Egli s'illudeva di essere magico... come tutti del resto. Era perfettamente nella media. Poteva  essere un vanto. 
La mattina seguente non riusciì a svegliarsi: sognava Marilyn.

Dedico il post a Krì che ha chiuso.

om shantì patì Kailas












postato da brule | 02:18 | commenti (34)
notturno


mercoledì, 18 ottobre 2006
 

Lettera per gli alberi

Si sono comportati come se quella parte di paese non riguardasse tutti gli altri. D'accordo con quei quaranta firmatari, la giunta ha abusato del suo potere, non ha reso visibile l'atto democratico. Non un avviso, come se il taglio di venti alberi da mezzo secolo l'uno fosse un'inezia da risolvere tra amici nel giro di un mezzo pomeriggio: un BLITZ! Non mi viene altra parola.
Perchè, mi chiedo perchè s'è arrivati a quel punto? L'incuria verso quei tigli doveva portare per forza ad una decisione così drammatica?!?
Sembra parliamo di chissà che.
E siamo qui a difendere venti piante del cazzo... e lo so bene, lo so, ma, paradossalmente, esse piante son diventate ultimi baluardi di una tragica cementificazione del paese. Milano è ormai alle porte e Sabbiedoro( mon pay) si appresta ad accoglierla con tutto ciò che ne consegue: devastazioni immobiliari, cancellazione del verde comune e amplificazione del traffico urbano.
E' vero, pianteranno dei lecci, ma quando, mi chiedo, quando potrò goderne? Quando sarò un bel pensionato.
Il senso estetico? Cos'è? Come si fa a vivere bene in un posto brutto, sciagurato? Non ci rendiamo conto di quanto patrimonio storico stiamo sperperando.
In paese si fanno grandi feste dove una presunta storicità del luogo viene esaltata con forme fantastiche, attraverso parate in costume d'epoca. Certo è un modus che non nuoce, ma che senso ha quando intorno non esistono più le circostanze per riesumazioni storiche? Quando quel che rimane di storico intorno sono soltanto venti alberi di mezzo secolo l'uno?

Venti alberi

Venti negozi d'immobili
decine di gru stabili
sei banche per crediti
il supermercato che fa provincia
ettari di prato di un ricordo ormai
senza contare i tre sottopassi
quadruplicamento dei binari
il muro concernente,
debiti.

E non ci dobbiam lamentare?
Per venti alberi non lamentare?

Che erano pure alberi bellini,
facevano uno scorcio di via Marconi
tonificante e non ne avete parlato.
Semplicemente avete agito,
quel che vi preme
è di non apparire impopolari,
popolari a quaranta firmatari.
"Cemento è bello"
non è uno slogan antico.
Ma perchè tutto questo odio?
Se San Francesco vi potesse vedere...

patì

dedicato a chi crede che gli alberi siano creative opere della terra.



 

postato da brule | 17:30 | commenti (31)


giovedì, 12 ottobre 2006
 

Festina lente

Vi dirò un fatto: io lavoro con lentezza. Molta lentezza. Nessuno mi corre dietro e non devo "arrivare per primo". Non devo superare nè anticipare alcuno. Seguo il ritmo dei prati che crescono lentamente. Casco piano come foglie, maturo calmo come le ghiande. Così è che stamattina ho fatto la prima consegna intorno alle 11, epperò mi sentivo come morso da un cinghiale.
La radio mi ha suggerito l'argomento parlando di un virus della fretta che hanno scoperto i tedeschi. Un virus legato ai contatti elettronici che abbiamo noi tutti ogni giorno con cellulari, computers e.

E' il periodo dei frutti lenti: cachi, melograni, castagne. Il caco lo mangio col cucchiaino scapicollandolo prima.

Esistono dei clienti, per lo più anziani, che hanno l'abitudine di non accendere la luce nella cantina quando gli consegno la merce. La mania del risparmio a tutti i costi mi tocca pagarla lavorando al buio.

E' arrivato perfino mezzogiorno: dai cortili sale e scende il profumo della margarina che si scioglie nel tegamino nell'attesa di coricarvi una cotoletta impanata. Le nostre celebri cotolette alla milanese.

Il piercing è un distintivo come la stella dello sceriffo?

Appunto: le campane di mezzodì rintoccano forsennate come un ordine che arriva dalla storia imposta, come un imperativo ancestrale, alle quali non si può che ubbidire. In giro un deserto improvviso di persone.

Poi ho visto una strana signora con un caschetto di capelli bianchissimi ma non fini. Dipinta di viola sulle palpebre e sulle labbra assai carnose. Una distinta signora con una mise casual: pantaloni di tela e golfino e mocassino viola. La incontro nell'androne di una portineria e mi dice "salve" con due sporte della spesa appese alle mani, lisciandosi con la lingua il labbro inferiore come se proprio in quell'istante vi fosse qualcosa, un piccolo difetto da aggiustare, frapposto tra il mio osservare e la sua bellezza morente. A quel saluto rispondo con un semplice e conseguente "salve", mentre, dall'ascensore aperto, si intravede una vecchina tutta curva che aspetta con le palpebre dipinte di viola.

Non mi piacciono affatto quegli occhialoni da sole costruiti coi fanali degli apecar che portano spesso certi ragazzi affetti da trendysmo catodico e pallonaro. Questi ragazzi che tirano al massimo l'auto pure se devono parcheggiare con spille attaccate al cruscotto che avvisano: "io interista, noi mai in serie B". Mi fanno venire alla mente i tempi dell'asilo.

E' vero poi, che quando si rallenta il proprio vivere e si abbandonano orari e imposizioni dall'alto, si riesce a ragionare senza bisogno di sproloquiarsi addosso nella solitudine dell'abitacolo. E' lo stress a condurci  per l'impervia via dello sragionare, che fa di noi pulpito di noi. Che poi ti devi mettere un finto auricolare per non essere scambiato per pazzo.
Ma non passa giorno che non becchi qualcuno a colloquiare con sè, a gesticolare coi propri fantasmi.

In questa zona della bassa Brianza la gente porta ancora nomi di questo genere: Camillo, Cesarino, Liduina...

patì

postato da brule | 19:23 | commenti (22)


mercoledì, 04 ottobre 2006
 

Kailas, the return

Miei 25 lettori, come saprete, io ho un amico carissimo che lavora in una fabbrica di cavi e che da un pò di tempo non menzionavo per via di vicissitudini che non starò qui a enumerare.
E dunque nel frattempo la fabbrica si è sviluppata: hanno aperto nuove officine, hanno assunto nuovi operai, la dirigenza è mutata.
Ora al vertice della siddetta c'è una ragazzona di 38 anni, molto maschia e precisa che ha rivoluzionato, almeno così crede, le abitudini degli operai. Innanzi tutto ha cambiato loro la divisa, che per un tempo constava di una normale tuta che l'operaio si sceglieva a caso tra i propri indumenti di casa: ora si lavora con maglietta e jeans, per rendere più casual l'aspetto o forse più ordinato.
Poi ha stabilito che sulle macchine in funzione non si può più fumare e questo è un serio problema per il Kailas poichè alle emmesse lui è figlio, con due pacchetti giornalieri. Ma tanto lui fuma lo stesso.
Questa caporeparto la chiameremo Condolisa, Condolisa Rais perchè un pò gli si attaglia la figura.
Ma ne riparleremo.
Avevo però l'urgenza di raccontarvi un fatto succeduto al Kailas lo scorso fine settimana allorchè con la sua musadisempre, la Patus, si sono recati al supermercato per far compere compulsive: una megacoop dal parcheggio infinito.
Capita appunto che il Kailas e la suddetta, intorno alle ore 18, si ritrovino tra un macello di gente a far spesuccia compulsiva da niente: un paio di scarpe(la puma curling, che non esistono ma paiono proprio adatte per quello sport, poichè anonimamente grige per non dire orrende), una felpa da pensionato e una borsina scura per lei.
Il problema è che tra questa marea di esseri umani il Kailas non ci ha capito più nulla(s'era anche fumato un solingo e incisivo cannone) ed una volta uscito dal supermarchè, nel delirio di auto, egli si sia dimenticato, insieme all'altra stordita(si fa per dire), il posto ove ubicata l'auto stessa.
Senza perdersi d'animo, nello sconforto di lei che intanto ha principiato una sclerata da non sì dire, ha aspettato buono buonino che tutte, e quando dico tutte voglio proprio dire quello, che tutte le automobili del parcheggio prendessero la via del ritorno per ritrovare la sua.
E così, una volta svuotato il parcheggio, intorno alle 22, ha potuto riconoscere la corolla grigia che stava di fianco ad una rinsecchita acacia di Costantinopoli proprio a ridosso dell'uscita. 
Ingegnoso, come sempre, Kailas.

om shantì patì Kailas.