Apparizioni all'ozono
Lunedì, cominciamo bene: mi ha punto un'ortica che sta dietro l'assito sul quale poggio abitualmente il biciclo e piove che un dio la manda. E' finita così l'estate e come l'orologio della piazza l'autunno batte la sua ora senza sconti.
Indosso le galosce verdi che non superano il polpaccio coi pantaloni infilati dentro e la mantellina cerata anch'essa verde, un berretto del pescatore sul cranio e... mi manca solo il canotto ma non dispero del suo recupero.
E per davvero, ultimamente le previsioni metereologiche dei grandi media non sbagliano di un minuto: a mezzanotte e due si prevede pioggia...? a mezzanotte e due piove. Ma io in genere amo far da me. Il mattino appena sbrandato, guardo dalla finestra e prevedo.
Per strade conosciute veleggio al timone del Van carminio, sul quale dorso le allegre e tintinnanti bottiglie di vetro verde, ingabbiate nelle cassette per dozzine, riflettono, nella mia cervellotica immaginazione, la figura di una allegra brigata di pensionati in gita sul bus del piacere, con tutte e dodici le teste dondolanti all'unisono. Una allegra frangia di ubriachi in pieno accordo. Ed io, che sarei il fiero conducente, l'eterno commodoro, avrei voglia di tarponismo, come per condividerne la follia da me stesso creata.
Piove a dirotto e questi sono i risultati.
Come un lampo, che' oggi se ne vedono a casse, m'appare una frase. Sosto davanti a questo semaforo tristemente scassato, per adeguare l'idea al calepino. Decido si tratti di una annotazione che ben s'attaglierebbe al testo di una canzone ipotetica di un ipotetico gruppo di poppsichedelico che chiameremmo seduta stante: the Calamita Naturale (no accento). La frase fa così, ed è francamente orrenda: "I tuoi baci basici / sanno un pò di acido." ...
... La lascio lì, buttata, nient'altro mi sovviene, niente mi aiuta a colmare questa vuotaggine. Chiudo il calepino, alzo lo sguardo al tergicristallo che schiaffeggia il parabrezza e m'appare disegnato d'acqua un letto con il cuscino.
Mi era parso di aver trovato nel Midi francese poco inquinamento luminoso, pochi pali della luce elettrici, che la notte fosse quello che è: nera e argento.
Quando giocavo al calcio vero facevo il ruolo che necessitava all'occorrenza: in una amichevole ho giocato anche in porta, senza guanti addirittura.
Il calcio vero chiama questi giuocatori dal fare eclettico, jolly: "un giorno faccio il re e un giorno son il fante, domani la regina ma oggi fo' il cavallo".
Semplicemente per dire che da un paio d'anni ho smesso e che in certi momenti di debolezza e di nostalgia può capitare mi si vivifichi innanzi agli occhi un semplice gesto tecnico, come per esempio può essere un colpo di testa o un calcio da fermo di interno collo. Come flash, all'improvviso, in una pausa pensiero.
Un pò mi manca questo confronto reiterato e costante con il corpo, com'era ai tempi dei due allenamenti infrasettimanali più la partita domenicale.
Arrivo. Arrivo come sempre a destinazione. Consegno puntuale. Poi ritorno alla base. Il CapogGiò mi dà nuove coordinate per il tempo che resta. Un paio di consegne e un cliente seminuovo che però non c'è e lascia i "vuoti fuori". Mentre ci si predispone al carico che manca, CapogGiò dice questa frase citando un personaggio che da anni non sentivo nominare:
"...sarà anche pensionato, non dico di no, ma c'è da dire che il magazziniere nuovo è forte come Ursuss..."
Resto lì per un secondo dopodichè aggiungo con voce flebile, sognante, come compressa dal ricordo:
"... cazzo... Ursuss... ...erano anni che..."
om shantì dovesaràilkailas? patì
Tarponista sulla sua torre
Cazzo, Bukowski si era riimpossessato di me. Vedevo vizi da per tutto. Lo stavo leggendo tra i tarponisti del Midi. Fumavo troppo. E adesso il mal di testa.
Tarponisti eretici sul canale sopravvivono dopo i Catari.Clash in the river! Una vespa sul torace ha tatuato con il suo sting mentre il biciclo volava sopra il ponte di Trèbes. Una moneta per spurgare: due euri per tamponare.
Tarponismo: due testa coda prima di arrivare alla chiusa. Ecluse. Tarponismo: arrivare all'obiettivo twistando prima del colibrì.
Manana sol, manana sol, in questo gioco delle ferie facciamo tarponismo da marinaio. La polena.
Cap d'Agde. Agde. Capestang e platani che come ballerine filiformi dai rami immobili fanno un tunnel sul canale. Sotto ci passa il Tarpon 37, la Oliver Twist.
E' quasi ora di vendemmia: "Oh, cos'è quella?!?" si chiede Doppiosguardo, "Sembrerebbero finocchi! Un finocchieto unico" risponde Gandalf il commodoro.
Cimici del platano che non si fanno gli affari loro... mosche rincoglionite che le ammazzi con un grissino e la minchia di Gandalf, sono gli unici animali che vivono sulla barca.
Gira un cannone... Chagas? Chagas dorme in coperta... tant pis.
La cosa che mi sconvolge è la pulizia delle rotte per le biciclette: neanche una lattina morta. Anche l'erba che costeggia il canale è ben rasata. Si capisce che qui tengono al particolare. I francesi definiscono il "generale" con un mucchio di "particolari".
La Oliver Twist, la barca, possiede spazio per tutti e otto i componenti: ognuno se ne sta nel suo angolo.
Certo è che a metà vacanza s'è visto soltanto: una nutria con gli slip, germani che fanno la questua,gatti pochi, cimici dei platani, senza considerare mosche rincojonite e moscerini, qualche pesce coraggioso e due scoiattoli per la gioia di Ercules( il guru della barca).
Mi pare che qui, sul canale del Midi le nuvole abbiano forma di baguette. Tant pis.
Dal canale in viaggio vedo scorrere: biciclette con ragazzine, laccio ai capelli, ballerine... le viti tagliate a un metro per non farle ardere dal vento. Una donna che potrebbe essere stata "1 donna" di Chinaski, sta col mento alla finestra del suo piccolo yacht di legno ancorato dentro il quale si intravede tavolino in radica e lampada abat-jour. Sciccheria.
I ponti beisce.
Sgrethel guidando la barca ci dice: "come in strada tengo troppo a destra". Ecco, io nella mia vita dovrei tendere un pò più verso il centro della corsia come dice l'incipit implorante della Commedia del ridonDante.
Mandorli, frassini, querce, tigli e fichi. Poi platani ultracentenari a branchi, svestiti dal vento.
Lo sapevate che le sirene non si lavano mai?
Poi l'idea che viene a Ramon: Tatuarsi alla base dell'uccello un teschio con due ossa e la scritta PERICOLO DI MORTE. Ridiamo in due.
Se guardi bene le farfalle stanno sugli alberi.
Tant pis.
om shantì patì
Tarponisti del Midi
Per definire una vacanza houseboat basta questa frase che il Chagas, il capitano di vascello, ha coniato per noi tutti: "houseboat è un pò come giocare ai marinai", e noi abbiamo giocato viaggiando per 320 kilometri a sei nodi. Una velocità risibile chè ad una bicicletta non riuscivamo a star dietro.
La barchetta è un pò come un piccolo yacht che comprende tutto il necessario per farsi un comodo viaggio: cuccette, bagno, cucina(tre fuochi), frigo e radio sintonizzata costantemente su radioMarsigliette, senza pubblicitè, motivo non trascurabile. Da quella sintonia abbiamo potuto ascoltare canzoni che erano anni che...
Ci siam presto resi conto che questa vacanza sarebbe diventata storica, in ognuno di noi è scattato quel meccanismo di mitizzazione tale per cui i ricordi eran già vivificati nel presente. Non dico un sogno ma un'epifania sì. Un'epifania costante lungo lo sporco canale artificiale creato nel settecento da un signore molto ricco al quale venne la brillante idea di unire due mari per il trasporto delle merci: mediterraneo con oceano.
Come in ogni vacanza per una compagnia che si rispetti, sempre a stretto contatto è facile accada si creino delle parole d'ordine, dei piccoli malapropismi che una lingua straniera come il francese può suggerire. Nasce così il concetto di tarponismo, dalla parola Tarpon che è il modello della nostra pènichette(il piccolo yacht), concetto che si è sviluppato a mano a mano che il viaggio proseguiva.
In pratica Tarponismo è quel fenomeno per cui davanti ad un pericolo il soggetto poco intraprendente e malaccorto farebbe un paio di giravolte su sè prima di scaraventarsi sul problema. Tra l'altro il tarpon è un pesce che noi abbiamo trasformato in un mostro tutto italiano, detto appunto Tarpone, che sarebbe un incrocio tra una pantegana e una nutria con le mutande di Gandalf(il nostro secondo timoniere che un giorno non ha più trovato e che a suo dire stavano appese con le mollette in coperta), il quale davanti alla preda per suggestionarla compie qualche giravolta su sè.
Ciò per dire che con la barca ci è capitato spesso di attraccare di culo là dove dovevamo attraccare di prua e viceversa.
A me sono rimasti impressi alcuni nomi delle località che attraversavamo con la pènichette: Foncèrannes, Carcassone, Narbonne, Capestang, Portiragnes, Minervois, Redorte(chili peppers), Capedage (che sarebbe CapedaGde ma che così, per il nostro secondo timoniere, suona meglio).
In Francia un caffè costa 1.50.
segue...