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martedì, 27 giugno 2006
L'è proprio un rovente Van
Il caldo è debordante, anche il Van fa puff-puff, non sorride come al solito. Gli è venuta la barba. Mi aggrappo all'asciugamano con bramosìa, mi tergo il muso e noto ai lembi delle strade l'orzo nei campi, pronto per i barattoli e per le cascine. Invece, negli abitacoli delle auto in fila, il rosso acceso delle facce. Fa puffete- pù il Van carminio.
Stamattina ho visto un figuro davanti ad un cippo sul ciglio della statale che ne sfilava i fiori. So chi ricorda quel cippo. Ricorda una donna di 40 anni, morta dieci fa in un frontale con un autosnodato. I fiori vengono cambiati ogni settimana. Non so mica chi se ne prende la briga. Egli no di certo.
"Quel figuro sfilava i fiori per donarli alle innamorate". Così, per assolverlo, faccio questo pensiero a voce.
Stamattina ho fatto il voyeur. Mentre aspettavo col carrellino blu e tre casse di Nordissima il cliente, sotto un giovane cedro, nella fresca ombra del giardino condominiale, un passerotto: un passerotto che cercava il suo amore saltellando; che lo trovava sostando con un leggero volo sul dorso che di lei l'attendeva senza muoversi. Cinque, sei, sette voli e sosta, sosta e voli sul corpicino di lei immobile. Eretta. Poi è arrivato il cliente e gli ho guardato, accorgendomene, la mano senza indice.
Ho un esame da preparare, un esame che si chiama "critica e teoria della Letteratura". Non mi vergogno a dire di averlo a sua volta già fallito, in un giorno d'inverno che berlusconi appariva in tivù ogni ora. Il gentile assistente mi avevo chiesto, in pratica, gli ingredienti per fare il ragù e io avevo saputo rispondere domandando:"il pesto? ". Questa metafora culinaria (l'esame del cuoco col letterato) serve a far comprendere il livello della mia preparazione di allora che, dopo tutto, non differisce molto da quello di oggi.
Per dire che sto leggendo Freud per l'esame e che certe volte sembra basti leggere un pò di Freud per capire le figure che certe parole sottintendono.
In pieno mattino domande tutt'al più insensate mi sobillano: il clero, questo clero in salsa deutch, cosa pensa mai del principe "puttanier-slottaro" dei miei stivali? Perchè non dice nulla? E se lo ha fatto perchè non lo ha sentito nessuno?
Sono le 13 meno un quarto. Io e Van siamo di nuovo carichi, pronti per un nuovo viaggio. Carrellino Blu dal cassone ci fa l'occhiolino. Le casse piene stanno in riga impilate su un "attenti", ad ogni curva, oscillante. Colpo di clacson e via per nuove avventure.
Mentre guido mangio. Sgranocchio una carota. Conto sgommate. Danno "Blue Eyes" di Elton J. alla radio. Provo a cantarla pensando alle parole ma esce soltanto un inglese a maccherone. Si notano all'orizzonte i campi d'orzo chiedere pietà.
Le 14 in punto. Seduto al volante del rovente Van riesco persino a specchiarmi nelle gocce di sudore.
Ieri sera ho guardato "quell'oscuro oggetto del desiderio" di Bunuel. In pratica le parole del titolo sottintendono questo (immaginare i miei indici e i miei pollici che si congiungono a formare una specie di rombo smussato o un triangolo equilatero).
Alla radio Popolare parlano di "on beauty", della bellezza, terzo romanzo di Zadie Smith che mi leggo durante le vacanze per "còmpito".
Parcheggio il Van nel cascinale, inforco la bici e incontro uno dei matti del paesello di Sabbiadoro che mi fa: "Salutami la famiglia. Dì loro che presto verrò a trovarli... ... ...Senti, facciamo così, salutami la famiglia una seconda volta và. Dì loro che presto verrò a trovarli. Dì loro che oggi vedo tutti i colori. Ocheei?...".
Patì Brulente
martedì, 20 giugno 2006
Je suis très"cot"
Mane
C'è questo verbo PERCEPIRE, che va tanto per la maggiore. Molto in voga nelle omelie dei preti (soprattutto laici e televisivi). Oramai tutto è percepibile tanto che, prima di coricarmi, riesco a percepire l'imminente arrivo dell'alba.
Ho una specie di amore retroattivo per alcune ballate dei Cranberries e un pò me ne vergogno.
A Concesa ho visto una coppietta di sedicenni molto bene assortita: lei piccolina, grassottella, con tshirt nera e pantaloni militari al polpaccio e le allstars, lui altissimo, magrissimo, con cappelino a tesa, i raiban, magliettina bianca, bermuda e allstars. Vagavano senza abbracciarsi nè parlarsi nella calura impossibile del mattino. Vagavano e vagavano, tanto che durante le consegne li avrò incrociati cinque volte. Chissà che cosa cercavano. Forse stavano trovando.
Sui citofoni possiamo discoprire sintagmi interessanti fatti dai cognomi, ve ne elenco tre:(i) Letti/Pazzi, (lo) Zanni/Gaudente, Limongi/Melcangi(che non ha significati particolari, ma suona).
Mesdì
Dallo spessore delle sopracciglia si può capire la quantità d'aspersione delle ghiandole sudorifere. Lo sanno tutti.
Le braide, quei campi incolti tra le case, non esistono più. Ogni centimetro fabbricabile viene occupato. Nel mio paesino di Sabbiadoro, ce n'è ancora una, che il padrone custodisce gelosamente, nonostante i ripetuti inviti di quelli che farebbero gli immobiliaristi. Lo custodisce come fosse un orto o l'ultimo paradiso.
Ho capito perchè quei giovani rampanti che fanno gli immobiliaristi, calzano tutti quelle bruttissime scarpe con la punta quadrata, spesso di color besciolino. Sono le stesse scarpe che ho visto addosso ai broker che giocano alla borsa di Milano.
Nei bui anni novanta ho lavorato per qualche anno in un fastfuff, quello nazionale, il più celebre. C'era un collega che voleva cambiare lavoro a tutti i costi e aveva intrapreso una scuola per croupiers. Diceva che ne avrebbero aperti a migliaia di casinò. Qualche anno dopo lo riincontrai ad una manifestazione con la divisa da vigile e mi disse che il lavoro del croupier era un lavoro troppo circoscritto, che se non avevi conoscenze... All'oggi ne capisco i perchè. Comunque, nel caso, chiedere di Filiberto.
Meriggio
Alla radio dicono che in Lombardia l'usufrutto civile dell'acqua è del 5 % e attinge dalle falde profonde. Il 70% è destinato all'agricoltura, soprattutto per il mais e attinge ai corsi d'acqua che scendono dai monti. Il resto è delle industrie e delle centrali elettriche. In giro si vedono campi arsi e canali secchi. Vien voglia di non far più docce, anche solo per solidarietà con l'ambiente, ma non ci riesco. Allora faccio uno shampoo soltanto.
Da noi si dice COTTO per dire stanco, che non ce la si fa più. COTTO, come la verza a bollire, che, da dura che è, diventa molle molle. COTTO, come il prosciutto e come Brulè oggi.
om shantì Kailas patì
giovedì, 15 giugno 2006
Brulènto
ore 10: giornata assai calda, ma con un venticello restauratore. Ho dimenticato di passare il deodorante sotto le ascelle. Nello scaricare e caricare non riesco ad abituarmi all'olezzo. Ma non riesco ad andare di fretta. Lavoro con lentezza.
Ore 11: mi sono innamorato di un prato.
Ore 11.30: Le lunghe cicatrici lasciate dalle gomme sull'asfalto. Facendoci caso se ne scorgono a migliaia.
Ore 12: Nel mio piccolo sono una persona celebre. Al paesino mi riconoscono tutti. Ed è un perpetuo rinnovato salutarsi.
Ore 13: A parte le sporadiche partite del mondiale, mi sto disintossicando dalla tivù.
Ore 13.30: siamo tutti così facilmente inquinabili...
Ore 14: i miei genitori sono stati come uccelli migratori: ho una madre tetesca e un padre pugliese ed io sono nato vissuto e cresciuto qua, tra la Brianza e l'Adda. Credo di essere stanziale.
Ore 15: noto che generalmente le badanti rassomiglino al badato: come ci fosse sotto una scelta a tavolino.
Ore 16: basta con tutti questi "coming out", che cosa c'è che non và nella parola sfogo?
Ore 16.08: e' morto Enzo Siciliano.
patì.
sabato, 10 giugno 2006
Paure e ansie d'asfalto
Sarà perchè mi son svegliato tardi(9.30), ma per strada mi pare regni uno strano nervosismo: di qua un tamponamento di auto e van, di là fogli per la constatazione amichevole che volano. Prima / vera giornata di caldo?
Mattinata:
Io ho una paura: quella che l'ambiente della natura venga depauperato di tutto.
Alla radio parlano di paure: c'è chi ha paura per il futuro dei propri figli, chi ha paura di essere il replicante dei propri genitori, chi ha paura di commuoversi, chi di essere testimonianza di qualcosa che non c'è più e dunque di restare, chi ha paura di morire senza sapere cosa gli stia accadendo. Paura come elemento sano che si accende nel caso di imminente pericolo; ansia come elemento del pensiero, aura negativa che ingloba un elemento reale: la paura di non avere l'energia per assolverla; in parole povere paura di non farcela.
A questo punto mi chiedo cosa possa accomunare mai la paura per un esame di lettere con la paura per l'ignoranza dei leghisti, eh?
La precedenza a destra la do solo quando guido.
Jolie Holland è cantautrice di quest'epoca. Fa una sorta di country storto. Io la bramo.
A quei clienti che mi dicono "buona giornata e buon lavoro", che per me significa "buona merda a te e alle ore che restano" io rispondo molto educatamente "anche a lei".
Dopo mezzogiorno
Un lavoro che non auguro a nessuno è quello di fare le strisce segnaletiche sulle strade: dannoso per tutti i cinque sensi.
Con i primi di giugno si chiudono le scuole e iniziano piccoli lavori di ristrutturazione case e ingombranti lavori per il mantenimento strade. Dal van si vede benissimo mentre si fa colonna.
Questi vecchietti arzilli sulle loro selle ad inseguire la forza che se ne va. Con le loro bici da un milione di dollari, le montan baik.
Per alcuni lettori blog, si crea quell'attesa tipica del romanzo d'appendice ottocentesco. Io sono fra quelli.
Storielletta del rientro(sul cassone del van soltanto cassette vuote):
Facevamo cortometraggi. Eravamo mezzo professionisti dai risultati più che buoni. Si cercava un modo per arrivarne presto alla diffusione. Avevamo un'amica impiegata come maschera in un multisala. Decidemmo così di far passare il corto durante l'ultimo spettacolo nella sala d'essai, prima che iniziasse il film vero e proprio. Clandestinamente, senza che i responsabili del cinema ne potessero prendere conoscenza. L'unico problema era convincere il proiezionista con il contratto a tempo indeterminato.
Sulla strada verso casa:
Deposito il van nel solito cascinale cadente, inforco la bici per tornarmene a casina e mi sovviene questa domanda sibillina mentre filo tra le stradette di Sabbiadoro:
quale potrebbe essere mai lo strumento di seduzione, equivalente del tacco 12, per un maschio adulto?
Patì
giovedì, 08 giugno 2006
Per la cumpa
Ora ci sentiremo meno soli.
Cliccare per favore sulla barra dei miei link, là dove sono segnati questi due nickname: ASTIO e SGRETHEL.
Sono le due sorelle della blogosfera. Vivono dove vivo io. Nel mio stesso paesino di Sabbiadoro. Un paesino abbastanza di merda ma a modo suo.
Avviso: sto per fare una leccata di culo generale alta fino a qui, includendo in progressione temporale i link dei quali mi sono appassionato durante questi sedici mesi. Non so nemmeno io perchè lo stia facendo.
SOCIA KRì ANGRY CATE ALEOO PIMPA ERBA ICIO VIVì CLOEE NBRUZ STEFYJAPAN MRQ BOINZ Q.LLA PETAR ZIATRIANA DAVIDEZ VODKAMARTINI LADYK AMANITHA TENENBAUM FANTE UEDRA POTO MAFALDA MALDESTRO BRIANZOLO SCANTINI STREGA GIUSI BABETTE FUJIKO ZAC ELELACENERE RAFELI CONDO DITO ANICE KOSSINOALETTA PIGGY.
Il KAILAS, vi porta un saluto dalla fabbrica dei cavi che ieri s'è bruciato un capannone. Ha detto che presto verrà a ritrovarci.
Om shantì patì
martedì, 06 giugno 2006
Van-eggiamenti Brulici
Mattino: Accendo la radio sul van. Rimbalzo tra Radio Pop e Lifegate e anche RadioRadicale e il Terzo: sono di una prevedibilità ripugnante, come la provincia che abito. Danno una canzone dei Marlene Kuntz: quella sull'ottimismo estetizzante del cantante che vede il bello da per tutto.
Mattino e mezzo: A me l'uso del verbo "disdettare" mi perplime. Anche perplime mi perplime. Alla radio dicono che per combattere le allergie di stagione bisognerebbe ingollarsi le uova di quaglia, ovix, al posto degli antistaminici: è un omogenato di uova di quaglia ed è omeopatico; dicono che è un rimedio tratto dalla medicina popolare Giapponese.
Mattino e tre quarti: Una scritta sul telo di un furgone dice: "tecniche di automazioni per il vuoto" che è anche un ottimo titolo per un libro che parli del nulla.
Mezzogiorno: Di solito non mangio mai a casa. Porto sempre con me un panino fatto con le mie manine, una banana, una carota, grissini e crackers. Anche una brioche della pègola. L'abbeveraggio non manca mai. eh eh...
Primo pomeriggio: Alla radio danno Venus degli Shocking Blue, rinomatamente una canzone del 1968: anno di grandi semine. E' il singolo preferito del mio amico chitarrista Edmond che quasi preferiva il lato b e che ne aveva imparato gli assoli a memoria. Il mio amico chitarrista Edmond a detta di qualcuno che se ne intende, è stato fra i primi 5 chitarristi jazz del paese, diciamo intorno ai primi anni ottanta. Al posto delle mani tiene due ragni smisurati. Fra poco compie gli anni di Potossolo. Nel calendario cinese è una scimmia. Anch'io sono una scimmia, nel calendario cinese. Ma questo non significa nulla nè per me, nè per Edmond e nè per Potossolo.
Secondo Pomeriggio: Il mio sogno di Tarzan è possedere una casa su un albero: nel film Giulietta degli spiriti c'è, ma mi pare troppo basso. Passo per un sottoscala col carrellino blu e un paio di casse di spuma nera; in un angolo buio si vedono delle sfere fosforescenti: mi abbasso, ne raccolgo una: palline da tennis. Mi chiedo che fine abbia fatto Jimmy Connors. Noto che la nuova Mini sta facendo sfracelli. La si vede da per tutto. Spesso di colore scuro, che fa più aggressivo. Con le margherite di legno sul lunotto(con quel legno ci facevano i mestoli una volta). Ho notato anche gli autisti e sono di due categorie: o son ragazze o son nani.
Fine pomeriggio: Un pensiero m'assale: com'è facile, troppo semplice, tornare estranei.
Om Shantì
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