Ho sognato tanto ista notte.
Esco da un palazzo. E' il palazzo di una mia cliente in un paesino di campagna. Ho dimenticato qualcosa. Sto per citofonare e mi accorgo di avere le scarpe che scivolano. Ho le suole lerce di qualche cosa di viscido, come merda., ma non sento olezzi e non riesco a ripulirle. Non citofono. E' notte. Ho la borsa a tracollo, quella che uso per l'università, sembra che devo partire. Dall'altra parte della strada ci sono le vetrine di un dentista ove girano uno spot pubblicitario. Mi avvicino curioso e noto che al posto del trapano hanno piazzato una videocamera. L'operatore in camice è il dentista stesso. Usa l'attrezzo per i denti come una gru. C'è un sacco di gente dentro e una modella sotto i riflettori. Resto fuori a guardare. Chiedo che spot stanno girando a uno con spiccato accento romano che mi risponde BOH.
Io e il romano ci allontaniamo verso una vecchissima automobile 500 posta sul ciglio di un fosso in piena. Arriva un altro romano vestito da fruttivendolo. Entrambi spingono l'auto nel fosso. Io dico che queste cose non si fanno perchè così s'inquina il fosso. Nel frattempo si vedono delle enormi bolle sullo specchietto d'acqua. Il romano nr. 1 è sparito. Il romano fruttivendolo m'invita ad allontanarmi poichè siamo in aperta campagna e fa buio. Ci ritroviamo a Parigi o almeno sembra. Passiamo attraverso sontuose gallerie altissime tutta volte e stucchi, marmi bianchi e azzurri. Sembra di stare sotto ad un'infinita galleria Vittorio Emanuele come a Milano. Ci sono scale mobili, negozi ed è tutto luminescente nonstante la notte. In giro nessuno. Entriamo in una gioielleria circolare. Al centro del circolo un gabbiotto con una signora che seduta legge e non ci nota. Il fruttivendolo romano ed io restiamo impressionati dai gioielli nelle vetrine. Il fruttivendolo pigia con il piede un bottone e una di queste vetrine si apre. Incredulo ruba quello che può riempiendosi i pantaloni e il grembiale. Proprio mentre varchiamo l'uscita si ode l'allarme. Un suono fortissimo! Scappiamo dividendoci. Con la coda dell'occhio m'avvedo che tre gendarmi si tuffano sul fruttivendolo. Io decido di non correre e prendo una via laterale che sbocca su una piazzetta illuminata da due lampioni. Mi metto gli occhiali scuri e cavo un librone dalla tracolla. Mi siedo al bordo di un marciapiede con la galleria/e alle spalle. Ecco tre gendarmi. Sto calmo. DOCUMENTI mi chiede uno di loro con un forte accento bergamasco. Nel portafoglio ho la carta d'identità scaduta, la tessera della biblioteca e il passaporto col nome sbagliato. Non so che documento scegliere. FA NULLA dice il gendarme bergamasco PIUTTOSTO MI DICA CHI VOTARE ALLE PRIMARIE. Ci penso ma non mi vengono i nomi dei candidati. DAI è FACILE: C'è SCOGNAMIGLIO, WILLY MORATTI, Fò e... ci penso, mi concentro ma non mi sovviene nessun nome; FE... FE... e io allora AH Sì CHE STUPIDO FERRANTE, IL SINDACO FERRANTE. AH ECCO VEDI CHE LO SAI mi fa il gendarme. VA BENE PER QUESTA VOLTA PUOI ANDARE.
Mi alzo e mi allontano. Esco dalla piazzetta e mi ritrovo su una strada di periferia, niente auto solo un vecchio che parla tra sè e sè, ce l'ha col governo ladro. Lo riconosco mentre mi si avvicina, è il padre di Valeriano , ma lui mi oltrepassa senza vedermi continuando con gli improperi. Mi ritrovo che è pomeriggio tardo. Ritrovo il romano nr.1 in compagnia di altre persone. Lo prendo sottobraccio, ardo dalla voglia di raccontargli ciò che è accaduto col fruttivendolo, ma lui mi fugge, finge di non sentire, anzi ride di ogni cosa che racconto. Poi si divincola, mi dice che mi puzza troppo il fiato per starmi a sentire. Io penso che ho in bocca tre liquerizie forti e di come è possibile. E' di nuovo notte.
Apro un cancello scorrevole, poi un box. All'interno c'è un cane che vuole le coccole e nel frattempo gli porgo dei croccantini. Il cane fa le feste e non mi lascia andare. Mi divincolo, chiudo il box ma da dietro ecco comparire il padre di Valeriano, il vecchio con un fucile puntato che non mi riconosce per la seconda volta. Mi urla qualcosa poi mi spara. Non mi colpisce. Mi butto implorante ai suoi piedi. Lo supplico di riconoscermi. Lui con le lacrime agli occhi mi riconosce dispiaciuto. Perde bava che mi finisce tra i capelli poichè sono sempre accucciato ai suoi piedi. Gli dico che prima si spara in aria e poi si punta. Lui ancora bavante si scusa.
Esco dal cancello e con il romano nr.1 e la sua compagnia ci ripariamo in un pub di prima classe sotto una di quelle gallerie altissime di marmo e stucchi cangianti. Prima di aprire la scorrevole del pub un affare bianco con le ali mi si posa sulla spalla: sembra un porcellino salvadanaio con le alette.E' di marmo. Il romano asserice che quelli che vedo librare tra le volte non sono colombe bianche ma vari affari come questo clonati. Sono elegantissimi nel volo ma non si tratta nè di piccioni nè di colombe. Sono putti, maialini e teste alate ( se ne trovano nei quadri di Bosch).
Entriamo nel pub tutto di legno lucido coi tavoli e le sedie. E' pieno di ragazze. Non ne riconosco una. Parlano tutte con un accento strano ma non sono francesi. Mi accomodo su un tavolo a caso tra tre o quattro di queste ragazze. Una mi dice che di lavoro fa l'hostess, l'altra la callista, l'altra ancora la blogherista. Si parla delle volte bianche e azzurre, della galleria infinita, di questo centro città magnifico che sarebbe Parigi, dei mostricciatoli cangianti che sono stati clonati apposta per farli volare tra le volte e gli stucchi. Poi mi sveglio.
OM shantì Kailas Patì Om shantì.

