D'Uffici e di Saccheggi
Dovete sapere che il Kailas, negli anni settanta, dimorava con la famigliola in una fabbrica di Accumulatori di energia elettrica, con tre piani di uffici e attigui capannoni, proprio al limitar del paese. In pratica Papà suo ne era il custode. La casa dei Kailasici custodi era situata al pianoterra dell'edificio principale, sull'ala laterale, non lontano dalla guardiola del poliziotto privato. Poichè odiava passare da solo i pomeriggi del dopo scuola, invitava i suoi due prediletti pards (Santo e Gianni) per una spedita visita in quella.
Portava loro al perlustramento dei giganteschi macchinari spenti con il benestare del Bepi, il guardiano che teneva una pistola grossa così nella cintola dei pantaloni. Si divertivano a passare il tempo nascondendosi tra i muletti spenti e i bancali impilati, come agenti segreti. Giocavano per un pò a nascondino (nascondarella), a "cel'hai" (acchiapparella) e poi si stufavano. Così, nella incombente noia dell'adolescente, non restava altro che visitare gli uffici (il Kailas dice duecento di numero, ma mi pare una esagerazione).
Poichè in essi uffici, di sabato, c'era sempre qualche segretaria crumira, si decideva che il Kailas si presentasse per primo davanti alla porta chiedendo permesso, coi due compari alle spalle in trepida attesa. Se vi fosse stato qualcuno la scusa era bell' e pronta: " Cercavo mio Padre il custode, non è che è passato di qua per caso?"; al contrario, il gesto del pollice di Fonzie avrebbe indicato via libera: l'ufficio a loro completa disposizione.
Quello più agognato, naturalmente, era al piano più alto: la dimora del direttore generale. Di solito c'era sempre una segretaria che stava lì anche fino alle tre del mattino. Entrando trovavi megapoltrone in pelle nera girevoli con le quali si divertivano a voltolare a tutta velocità fino a stramazzare sulla moquette. Si poteva brindare a Martini o Champagne contenuti in un ricco frigobar, con flute di cristallo scintillante. Si poteva fare la cacca in un bagno con asciugatoi di seta e rubinetterie dorate. Santo, uno degli amici del Kailas, un dì ci cagò dentro dimenticando uno stronzo di mezzo metro nella tazza.
Alzavano la cornetta del telefono e chiamavano a caso un numero dall'agenda posta sulla scrivania in puro noce quattro metri per quattro. Rispondeva un giapponese e loro ad urlargli in coro: "Pirlaaa!!". Facevano lo scherzo dell'antennista montatore: "Buongiorno, sono il montatore di antenne, m'hanno detto che avete un problema" dall'altra parte del filo rispondevano basiti: "no guardi lei sbaglia numero" e allora a incalzare"No, guardi che io sono il montatore di antenne e m'hanno detto che avete un problema sul tetto" "No guardi che lei sbaglia non abbiamo antenne da montare" "ah no-o? Allora le vengo a montare sua moglie" click. Grasse risate. Scherzi così.
Poi, nella pedissequa noia dell'adolescente, cominciarono col raccattare qua e là dai cassetti delle scrivanie i gettoni per la macchinetta delle brioches posta nel corridoio, per fare semplicemente merenda. Spesso ci stava anche il caffè. I primi caffè del vizio del domani.
Un meraviglioso giorno di Settembre, appena cominciate le scuole, al Kailas lo fulmina l'idea, la geniale illuminazione: avendo a loro completa disposizione duecento uffici, perchè non saccheggiarli e rivenderne il bottino?
Così fu: ebbe inizio l'era del Grande Saccheggio.
Si cominciò dapprima col trafugare cose piccole: penne biro, carta e quaderni, gomme per cancellare, righelli, rivendendo il tutto a qualche moneta da cento lire; si passò poi a cose più preziose: goniometri professionali, speciali pennarelli da geometra al modico prezzo di lire diecimila, rapido graf (che andavano via soltanto al tirarli fuori di tasca, tra una lezione e l'altra) financo alle calcolatrici (ventimila lire) e le agende in similpelle marroni (il Kailas ne conserva ancora una per ricordo).
Non contenti, un giorno d'inverno, estirparono un'estintore Meteor che non riuscirono mai a vendere.
L'illecito traffico cartografico che portava dagli uffici alla scuola ITIS di Caciocavallo, si perpetrò per la lunghezza di due anni. Col ricavato si comperavano la miscela del Garelli per andare al Parco Lambro a fumarsi i primi agili ciloom di "pastella" di seconda battitura. Proprio in quei mentre nasce la grande leggenda del Kailas, il semidio che fuma.
Il fiuto del Kailas per il business aveva reso i suoi frutti ma...
Al principio qualcuno dell'azienda sospetta degli addetti delle pulizie. Troppa roba sparita dai cassetti, dagli armadi e dalle scrivanie, ma dopo blande ricerche, nessuna prova, nessun colpevole.
Poi, un infelice sabato di noia mortal, i nostri avventati protagonisti, vengono pizzicati dal Bepi sul piazzale della fabbrica mentre trasportano un armadietto da spogliatoio di quelli grigi di metallo. Il Bepi imbufalito punta loro il pistolone per farli crepar di paura, vedendo quelli sbiancare come cadaveri, non gli resta che ordinar loro di riportare l'oggetto da dove l'hanno preso. Nel tragitto di ritorno uno sportello dell'armadietto si apre rovesciando una sequela di giornaletti tipo Caballero e Playboy: vi furono grassissime risate da rovesciarsi le palpebre, Gianni addirittura se la vomitò.
Fatto sta che da quell'infelice giorno di noia mortal, gli amici del Kailas non si rividero più nella fabbrica di Accumulatori d'energia elettrica. Forse era finita un'era.
dedico questa kailasica avventura a StranaAStregA che per il santissimo Natale mi regalò un paio di clark beige virtuali.
Om Shantì Natal Patì.
Elementare Brulè
E. S.: esempio, entità speciale, energia solare, esordiente, inconscio.
E.S. è stata la mia prima ragazza: alta e bruttarella. Ci eravamo baciati in seconda elementare, a "disegno". Da quel giorno per quattro anni filati la invitai a tutte le mie feste di compleanno per darle nuovi bacini sulla guancia.
Per tutto il corso delle elementari lei è stata la mia ragazza, checchè se ne possa dire.
Era prepotente con le bambine e anche coi bambini perchè era la più robusta; anche con me era prepotente. Allora, per difesa, la prendevo in giro e così mi dava più corda ed io ero al centro della situazione: la pizzicavo sulle spalle, le spasticciavo i quaderni; però lei, la stronzina, glielo diceva alla maestra che mi dava una nota sul diario. Rimanevo male e E.S. mi diceva: "Ti sta bene!".
Un giorno la seguii all'uscita del doposcuola. Era accompagnata dalla nonna brutta con gli occhiali spessi così, fino alla casa in salita, vicino al campo undici. Mi appoggiai al muretto del cancello quatto quatto per non farmi sorprendere. Loro entrarono in casa ed io aspettai, cosa, non si sa, ma certe volte i bambini fanno così e certe volte anche gli adulti: aspettano... cosa non si sa. Dopo poco, da un villino arruginito qualcuno alle spalle mi urlò parole in dialetto, era gente anziana ( a quell'età son tutti anziani). Spaventato corsi veloce veloce verso casa mia, col sole delle cinque negli occhi, senza mai girarmi indietro, dimenticandomi per sempre di E.S.. Le elementari erano concluse.
Ogni tanto E.S. mi torna in sogno, mi fa visita con le sue iniziali misteriose e mi susssurra:"E.S. come Elementari di Esse(che sarei io)".
E.S. oggi è una brava professoressa di scienze in una scuola media e quando parla del primo uomo sulla terra, non parla mai di me.
Shantì Patì Kailas.