Polmoni artistici.
...eccoci, dalla scrivania senza fede, due parole di sconforto.
Il tugurio dal quale io tento di manifestarmi alla blogosfera, l'ho battezzato petit bureau, piccolo pezzo di burro. Alle pareti non altro che impronte di mani e carcasse d'insetto spiaccicate su sfondo bianco e besciolino. Il besciolino delle sigarette. Houellebecq, fu d'accordo con me nel ritenere che il fumo fosse una fede, un motivo sensato per campare. Dopo mesi e mesi me lo ripeto che il fumo è una fede e in questo anche il Kailas sarà sempre con me. Per l'intanto ha deciso di portare a tre i pacchetti di EmmeEsse giornalieri, sarà un bel sacrificio economico, ma si sa che al cuore non si comanda. E nemmeno ai polmoni però.
Conosco l'obiettivo del Kailas e ve lo srotolo. Si tratta di una questione estetica, di una invenzione dall'assoluta profondità creativa, nuova, inopinabilmente nuova: l'idea del fumoscultore, nel tentativo di autoscolpirsi, di fare di se stesso scultura, scultura che c'è ma non si vede, che sta dentro, nel corpo-materia. Il fumo inspirato a tutta forza scalpella ogni giorno i bronchi, ogni boccata è una scalfitura che ridisegna i polmoni: i polmoni in GRIS, l'opera che egli va compiendo. Dunque fumare in se stesso, diventa gesto artistico, che ogni volta ho la fortuna di poter contemplare. L'opera del Kailas, i polmoni in GRIS, appare evidentemente nel suo divenire, tutta nel proprio interiore, in perpetua costruzione, che probabilmente si disvelerà al mondo soltanto e non prima della sua autopsia. Il resto degli organi sarà donato.
Tre pacchetti sono sessanta sighe al dì. Per il Kailas ogni siga, al di là del suo personale progetto, ha un suo motivo intrinseco per essere accesa ed esistita. Porto qualche esempio: esiste la siga della sveglia, quella della tazza, quella della doccia, quella della vestizione, quella della colazione, quella del portone. Poi c'è: quella dell'accensione auto, quella del tragitto casa-lavoro, quella della chiusura auto con antifurto finto, quella del cartellino, quelle mentre fatichi, quella dell'incazzatura col deficiente del magazzino, quella del rimbrotto col sedicenne apprendista, quella del giro col muletto, quella perchè è cascata la pinza, quella perchè fra poco pausapranzo. E poi ancora: quella del dopopranzo, del gabinetto, del magazziniere, del cavo che non va, del capo, del caffè alla macchinetta. In più: quella che non trovo più niente da qualche tempo, quella al cellulare, quella della riflessione, quella della, quella del fine turno.
Senza contare poi le torce. Ad ogni buon conto, non ho e non voglio averla, la certezza che i tre pacchetti giornalieri del fumoscultore potrebbero bastare ad un celere compimento dell'opera, gli è che per l'arte si fa questo e altro. Per l'intanto tocchiamoci le palle.
Om Shantì Patì
Bare
Uno degli argomenti che può prendere il sopravvento tra quattro scalzacani intirrizziti dai primi freddi notturni in una piazza deserta, è quello della morte. Tutti ne sappiamo qualcosa o almeno intuiamo di sapere. Ognuno dice la sua, se la sa. Per il Kailas l'aspetto più interessante è la sepoltura e la sua conseguenziale componente: la BARA. Egli, vorrebbe tanto provare una BARA, per vedere come è la sensazione, dato che ci dovrà stare per molto tempo.
"La voglio bella lunga perchè senò i beccamorti ti spaccano le gambe se non ci stai tutto. Voglio una bara con la possibilità di girarmi come a letto, con l'oblò chè devo guardare fuori senò poi mi viene l'ansia."
Mica paglia, eh?
OM shantì patì
Pongo e panna.
'Sta notte il Kailas si sveglia di colpo in mezzo alla notte. Infila le giabbatte e scloppete-scloppete trotta fino alla cucina, là dove riposa un frigo grigio, pieno come un lamantino. Sul pianale interno, sdraiata, la freschissima latta del contenitore tubolare della panna montata. Quella con la capsula rotonda. Senza esitare, con due mani tante, il Kailas indirizza lo spruzzo direttamente sul velopendulo. Esso reagisce e lo fa espettorare direttamente dentro il lamantino rimasto aperto.
Sul tavolo della cucina, male sparso, il contenuto di un frigo rimboccato da una spesona sabatina fatta con mammà. Uno strano essere alto così, col bavero del pigiama spasticciato di soffice panna, chiamasi Kailas, provvede assente, con un panno per la polvere, l'unico che ha trovato, a nettàre scatoline e imballi per cibo. Ha gli occhi impastati, barcolla nel coma vigile. Cerca, con la forza che ha, di trattenere il sonno mentre compie la fatica di massaggiare le pareti interne del placido frighelamantino. Che' se sua madre malauguratamente domani, trova la panna spiaccicata in qualche angolo... capace di fargli una menata da qui a Roma, andata e ritorno.
Però, insomma, dividendo una casa con una madre di una certa età, di un'altra cultura, per non dire generazione, diamine, ci vuole attenzione e tanto tanto rispetto. Fa niente se il dì dopo sua madre gli trova del pongo maron incelofanato nei jeans appena fatti di lavatrice... a convincerla poi che si tratta di pongo per davvero.
-Eddai mamma, lo sanno tutti, serve per scaricare i nervi, lo giri e rigiri tra le dita, così, tra il pollice e l'indice. Dicono che scarica. L'ha detto anche Steve Irvin in tivù, l'australiano che si butta sui coccodrilli per farceli vedere da vicino così lo morsicano, così poi ci fa vedere le ferite belle finte. Lo ha detto. Forse la settimana scorsa, era lì con il caimano e la moglie Ruth o Beth, come cavolo si chiama...
-Terry.
-... e mentre si dibatteva col rettile ha tirato su della fanghiglia e se l'è messa in tasca. Alla fine della lotta, giuro, ha tirato fuori questa fanghiglia che sembrava pongomaron e girellandolo fra le dita ha sottolineato: "Costume... Australiano", ecco, ha detto proprio così: " Austrailan custom... very antistress!"
-A sì? ma non è un pò duretto da girellare tra le dita?
-Dai mamma, continui a fare l'ingenua, prima di usarlo bisogna riscaldarlo no? 'Sto benedetto pongo, anche con un semplice accendino. Esso poi si smolla e si gira comodamente tra le dita... lo sa anche il prete... dài qui che ti faccio vedere... ...vedi? Cola un pò, ma poi si ricompone...
-Però fa uno strano odore, come di copertone...
-Eh, al parco non si trova altro... cioè in farmacia non si trova altro... perchè lo vendono anche in farmacia... mammina cara,davvero... MaronPongAustrailanCustom, 7 euri al grammo... cioè alla scatola ed è una ladrata te lo assicuro, mi dura sì e no una sera... cioè una settimana.
-Figlio mio, ma allora stai proprio "intesito".
La madre del Kailas conosce un pò di giovanilese. Glielo insegna il Kailas stesso quando per la casa se la parla con la Patus al cellulare.
Mezzora per pulire il mammifero, mezzora tonda; il Kailas sa benissimo che riprenderà sonno soltanto e non prima di una torcia della ribuonanotte. Il coma vigile è ormai un sogno, appunto. Un lontano e bellissimo sogno andatosene per sempre nell'ade. Spalmato sul letto, le gambe fuori dal lenzuolo liso e raggomitolato da una marea di tempo, il Kailas rigira nella conca della mano la pongopasta, mentre fuori starebbe per albeggiare, e se tutto andasse per il meglio, ci sarebbero ancora tre ore di sonno a disposizione, penserebbe il Kailas se potesse pensare. Già si sente il camion del netturbino che ha sempre l'autoradio accesa: risuonano brune, le note di "Per fare un tavolo ci vuole il legno".
OM