Non me ne frega nulla della pubblicità che farò gratuita a questi negozi che per me son soltanto nomi molto pittoreschi. Si ritrovan tutti lungo il non viale dell'outlet:
Ristò ( come per dire ne voglio ancora? ), Chicco ( dove c'è un bambino? ),
Comte of Florence ( l'intramontabile fascino della toscanità? ), Sebino ( Nela? ),
Celio Marella ( "marella" che nel dialett de milan vuol dire?... ), Fiorella Rubino ( il fascino della natura naturans?).
Mart ingloba prodotti di più stilisti tipo coveri, elenamirò, sonny bono, delsey, nike... dentro questi negozi che venderebbero bags, shoes and clothes, ai muri e contro le vetrine ci sono stampigliate parole catartiche tutte colorate e luccicanti del tipo: emotion, fashion, trendy, glamour, romantic...
Io mi infilo in questo mondo come un animale fuori dal suo habitat, purtroppo non ho il dono della mimesi e mi arrangio come posso, uso lo sguardo del camaleonte e mi trucco da ragazza. basterà?
7)
Un eroe piccolo piccolo ( "per caricarla ci vuole il cuore" )
Quello che sto per presentare è il piccolo progetto di un bambino di otto anni. Domenica scorsa con questo bambino abbiamo guardato il film "Iron Man" e lui ne è rimasto entusiasta come me d'altronde, che l'avevo scelto.. Un pò di esperienza già ce l'aveva avendo, in passato, conosciuto i vari lungometraggi dei più celebri Spiderman, Hulk e i Fantastici 4. Con IronMan abbiamo fatto però un meritato salto di qualità. Oltre alla tecnica superlativa i temi come quelli umani del pentimento, dello spirito di autocritica e d'iniziativa affrontati sono risolti in maniera equa e sopratutto solidale con una buffa scenanel finale. Così l'altro giorno, davanti al portone del palazzo ove abito da 15 anni, il benedetto figliolo mi fa:
"- Zio, guarda cosa ho progettato... tienilo, è per te, poi lo leggi e mi dici cosa ne dici" e mi porge una specie di faldone da sette fogli di carta grandezza A4 ( 297 mm per il lungo e 210 per il corto ) incollati agli angoli superiori con nastro adesivo trasparente in modo tale da poterlo sfogliare dal basso verso l'alto proprio come un calendario. Dopo essere rientrato a casa mi seggo al tavolo e comincio la lettura.
Sulla copertina c'è scritto a biro blu: Identificare IRON MAN. Poi sfoglio e trovo la pagina divisa in due verticalmente: sulla sinistra c'è il disegno definitivo dell'armatura che IronM. indossa con queste priorità scritte rigorosamente in traballante stampatello maiuscolo a biro blu:
"Abilità:
- può volare
- ha molta potenza
- può sparare a mitra
- può andare in altri pianeti
- se cade mentre vola non si distrugge
- i proiettili non gli fanno niente
- può sparare a bazzuca
- può sparare razzi"
Sulla parte destra del foglio appuriamo una specie di esegesi o forse per meglio dire, tutte le capacità energetiche dell'eroe, un pò come fanno per i Gormiti:
"Storia o altro
Questa armatura può essere formata in futuro. Chi la usa per distruggere, non ne parliamo. Per chi la usa come super eroe viene chiamata Iron Man ( airon men )[ tengo a precisare che mio nipote è figlio di un ingegnere informatico, un precisino che fa la 3° elementare o come si dice oggi ]. Con questa armatura se uno gli potenzia il turbo a reazione, si può andare su altri pianeti. Se uno prova andare su altri pianeti e non ha potenziato il turbo, l'armatura si ghiaccia, se non ti sghiacci prima che cadi ti distruggi."
Giro pagina e la trovo divisa come prima ma per orizzontale: a sinistra c'è il disegno stilizzato della maschera di I.M., a destra l'annotazione tecnica:
"Questo è l'elmo dell'armatura Iron Man. Con questo oggetto, chi è dentro, può fare lo zoom e può identificare qualsiasi cosa."
Giro e ritrovo la medesima impaginatura, l'illustrazione della batteria/cuore a sinistra e la dicitura tecnica a destra:
"Questo oggetto è il cuore di Iron Man ( airon men ) [ l'ho già detto che la madre di questo bambino è infermiera professionale reparto Chirurgia? ]. Questo oggetto vale come cinquanta vite quindi riesce anche a caricare una grande armatura come Iron Man ( airon men )."
Giro ed ecco l'illustrazione del busto, di fianco la spiega:
"Questa è l'armatura ( il pezzo centrale ) di I.M.. Lì, nel buco che rimane ci va il cuore di I.M.. Le speci di spaliere sono le spalle di I.M.. Chi indossa questa armatura si deve ricordare di caricarla, se non viene caricata e vuoi volare, non riesci perchè non c'è fuoco. Per caricarla ci vuole il cuore."
Giro ancora e trovo l'illustrazione di un arto e la puntuale descrizione:
" Queste sono le braccia di I.M., due braccia trasformabili, possono diventare come: un bazzuca, un mitra o un lancia razzi. In cima alle due braccia, c'è una spaliera come quella dei prìncipi, è la spalla di Iron Man. Dietro questa mano c'è una specie di buco, quella è una mano a reazione."
Sull'ultima pagina l'arto inferiore disegnato e...:
"Queste sono le gambe di Iron Man, gambe con piedi robotici a reazione. Con questi piedi a reazione si può evitare di prendere: la macchina, l'aereo e la nave perchè tanto voli, però bisogna stare attenti perchè se non si potenzia il turbo e vai troppo in alto, ti ghiacci." Fine.
Mi alzo dalla sedia e lentamente mi dirigo verso la finestra: fuori fanno cinque gradi e non hanno ancora ripristinato l'ora legale, sono le sei e le fotocellule dei lampioni si sono appena scaldate, qualche passante con le mani nelle tasche dei giubbotti similpelle acquistati con molta probabilità nell'outlet del paese limitrofo a settanta euro. Mi riprecipito sul faldone. Lo sfoglio. Mi soffermo sulle illustrazioni con più cura. All'improvviso alzo lo sguardo e lo fisso al muro bianco della parete e comicio a pensare a voce viva:
"Forse è questo il SuperMaxiEroe a cui dovrei concedere la mia identità?
E' questo il passo da compiere? Il grande balzo per capire cosa c'è sotto? Chè forse mio nipote S30911, nella sua facoltosa ingenuità abbia davvero colto?"
Dopodichè mi infilai il camice di cottone bianco e mi affrettai verso il laboratorio in cantina col faldone di mio nipote tra le mani a riflettere ancora.
Ora lo so e ho capito anche che... ci sono una serie di buffi agenti segreti che si inseguono lungo tutto il nonviale dell'outlet, addirittura uno di questi mi si è appiccicato dietro le spalle: cerca di comprendere cosa faccio con una biro in pugno, un calepino aperto e l'occhio vigile... ma io non sono che un nuovo supereroe il quale ancora non sa perchè è super e nè perchè sarebbe eroe.
Cinq
Quando ho intrapreso questa sorta di studio/visita non ne conoscevo
effettivamente la motivazione. Essa è venuta più con l'aumento della Crisis, notando il nonviale commerciale di vetrine ammiccanti, colmarsi di quarantenni nullafacenti con le mani in tasca e lo sguardo vacuo/basso, molto interessati alla pavimentazione di marmo polito.
4
La caporeparto è un pò scocciata: con il pollice unito all'indice della mano destra a formare una "o", disegna nell'aria, stantuffando di braccio, delle strisce inequivocabilmente verticali e definitive. L'operaia la guarda un pò desolata da sotto.
I creatori dell'outlet dovrebbero essere architetti, persone atte allo studio di un non luogo nei quali essi mai si recheranno, nemmeno per un blecchedekker o un pollo allo spiedo, men che meno per un chupa chupa al bambino. Nonostante ciò, questi signori, studiano e studiano, vanno indietro nel tempo, leggono Benjamin, Bernini, la Bibbia, dissezionano gli studi, confrontano opere, si fanno visitare dagli psicologi d'azienda... Al fin si scopre l'altarino:
questi maledetti prendono esempio dall'architettura primitiva, quella cultuale, quella che può essere veduta contemporaneamente da una gran quantità di persone e che è propria anche del cinema; in questa circostanza, la "massa protagonista", sguazza, gioca( to play )a recitare una parte, in fondo, realistica: quella del "consumattore".
Ed io che non consumo, o meglio, che consumo pochino? resto ai margini. faccio la "massa(s)comparsa".
serieoutletatflaneurTwo
Non da molto mi capita di visitare settimanalmente questo gigantesco tempio del consumo di massa sito ai confini con la Brianza, per via del lavoro. Risolto questo, spinto da antiche nostalgie mi seggo davanti ad un hamburger ed un cartoncino di patatine con salsa: maionese di solito. con due euro e 20 te la cavi. mi siedo al tavolo e mentre mangio affilo il rasoio della mia sociologia spicciola.
L'outlet è un nonluogo semovibile. Cambia d'aspetto quasi fosse un enorme animale in perenne evoluzione, un non luogo che tende essenzialmente allo straniamento e all'anonimità dell'individuo tutto concentrato nell'evento "acquisto", tra la folla che lo solleva moralmente, che fa lui pensare: "sono come me".
Gli outlet: permettono di spargerli nelle province, innanzi ad ogni circonvallazione per abituare gli abitanti dei paesini a diventare buoni cittadini consumatori e anonimi. luoghi per non riconoscersi. luogo di fede, indubbiamente. fede al cemento armato... di carte di credito e di multinazionali.
Boh, mi mettevo lì lì, facevo finta di riflettere su un foglio giallo con una matita fra le dita. e c'era questo odore di neve e mi dicevo è il cielo che flatula, proprio per usare flatula pensai, immaginavo. Le correnti delle acque del nord le quali son fredde, l'innalzamento del mare, lo scioglimento del ghiaccio terrestre, erano complicazioni. scesi in strada con la pala e spalai la neve rimasta dal marciapiede che porta all'usciolo, anche se poi pioveva. spesso le conseguenze dei pensieri fanno pensare a Lizt ma io pensai a Rossi Vasco quando cantava generazione di sconvolti senza santi nè eroi che figli hanno lasciato? Per non parlare poi dei figli delle stelle. spalo neve, pensai, perchè "se no la se giàsa" e poi le ottuagenarie vi scivolano via: sai il trambusto? la sirena dell'ambulanza, le grida, l'orrore... no! spalo. domani il sol minore riparerà del resto. e così il foglio giallo s'imbrunì un pochino.
"Voglio mettere il piercing. lo voglio mettere chiuso sul glande, il Prince Albert, un bel Principe Alberto d'argento. e poi uno sullo scroto sui testicoli appesi, due, anzi tre. voglio dei gioielli per i miei gioielli...
e poi mi faccio un tatuaggio lungo tutto il coso, un tribale, anzi no, una scritta in cinese; facciamo così, un tribale davanti e un ciaina dietro..."
arrivati alla fermata P. A. Kropotkin, il prete discese di corsa con la faccia accartocciata, rossa e io seduto sorridevo al mio amico pregandolo di continuare, il capolinea era ancora mooolto lontano...
Ho bisogno di un gruppo creativo, alla Wu Ming, un pò di fight - club letteranto.
poesiucola "dieci versi" dalla raccolta "Le tetre"
Lavoro,
tra questi paesi di pace
rigogliosi di cemento
bello,
di grigi di tutte
le tonìe
e paiono cantare...
sussurrano invece,
di polvere,
microagonie.
Mammuth agli angoli delle stanze
"Non siamo forse NOI agli angoli delle stanze?"
Mammuth di polvere bella con le gambe
"Non siamo andati bene?"
Da mio cognato l'ho sentito dire per la prima volta, è lui il creatore del "Mammuth" che vive ad ogni angolo della casa un pò lasciata andare: gomitoli di lana, capelli, peli, quasi sempre bianchicci e candidi. quando si accoppiano, a detta sempre di mio cognato, diventano molto violenti, e fanno versi, versacci da querela. comunque per combatterli non ci vuole un paleontologo. questo sempre a detta di mio cognato che è ingegnere e se ne intende.
Mammuth nei sacchetti del folletto
"Non siete forse voi nei sacchetti del folletto?"
Mammuth chi non ha testa ci ha gambe
"Forse dovevamo arrabbiarci anche noi?!?"
Certi anziani di mia conoscenza. Ad un certo punto non si vedono più passeggiare per il paese. Poi. Se guardo bene. Nei giardini di talune villette autonome costruite negli anni del dopoguerra. Nei loro giardinetti di palme due ( si sa, la palma è il simbolo della chiesa cattolica ). Azzoppati. Li vedi. Col bastone ( il bastunin ) curvi. Allenarsi col bastone da passeggio. Chini. Sempre più chini, che guardano la terra, la terra, la tèra.
"Hey AMICO! sei stato Heavy AMICO! pesante come un pezzo dei judas praist AMICO!"